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Facebook a un passo dall'ingresso in Borsa? Potrebbe valere fino a 100 miliardi

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L'ingresso in Borsa di un'Azienda come Facebook rappresenterebbe uno scossone al mercato finanziario e alla rivalutazione del concetto di valutazione di un'Azienda che opera e trae profitti in un modo insolito rispetto alle tradizioni: attraverso il web. Approfondiamo la situazione.

Stando alle ultimissime indiscrezioni prontamente riportate dal Wall Street Journal, Facebook è in procinto di incaricare Morgan Stanley (famoso colosso americano che offre servizi finanziari) come guida per una iniziale offerta pubblica, un significativo passo verso ciò che potrebbe diventare uno dei più imponenti ingressi in Borsa.

La creazione del giovane Mark Zuckemberg potrebbe iniziare a muovere questi primi passi significativi nella finanza già a partire da questa settimana. Un fenomeno che, se innescato, potrebbe rimarcare su scala mondiale quanto gli investimenti nel web rappresentino il trend di questo decennio. La valutazione dell'Azienda potrebbe inoltre attestarsi tra i 75 ed i 100 miliardi di dollari americani.

L'ancora giovane Facebook (ricordiamo che ha sul groppone meno di otto anni di vita) ha ormai attirato più di circa 800 milioni di utenti ed ha radicalmente cambiato il modo in cui la gente di tutto il globo intercomunica. Nel corso degli anni, il sito del social networking per definizione è stato ad esempio propulsore di proteste politiche (basti pensare a quelle americane o anche solo a quelle relative alla cosiddetta "primavera araba").

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Questo gigante del social-web è ormai prossimo all'affidamento dell'incarico alla Morgan Stanley per condurre l'affare. Molte banche di Wall Street stanno inoltre rappresentando un punto chiave nell'operazione: si parla di profitti di negoziazione, spintoni reciproci per ottenere un ruolo di primo piano in questa super-operazione di Borsa che di fatto porterebbe decine di milioni di dollari in termini di tasse bancarie, con i risvolti del caso che ne derivano (maggior prestigio acquisito e un crescente potenziale di business).

Queste continue allusioni (per nulla confermate da personalità dell'Azienda Facebook) a Morgan Stanley stanno comunque causando distacchi da parte di Goldman Sachs, altro famoso offerente di servizi nel mercato finanziario (nonchè figura di spicco mondiale nell'ambito del rating dei debiti pubblici di diversi Paesi), che soltanto un anno fa era visto invece in posizione dominante, a discapito di Morgan Stanley, per offrire la propria consulenza a Facebook. Ma nulla è ancora stato siglato, e c'è persino chi, mantenendo l'anonimato, è pronto a giurare che la GS comunque svolgerà un ruolo assolutamente non secondario nell'operazione finanziaria.

Ovviamente, nessuna dichiarazione ufficiale da parte di nessuno dei protagonisti in gioco. Ma una cosa è certa: il terreno è ormai caldo.

Le solite fonti ignote riportano altresì che Facebook si sta preparando per una IPO (Offerta Pubblica Iniziale). Come ci ricorda Wikipedia, la IPO è un'offerta al pubblico dei titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta su un mercato regolamentato. Le offerte pubbliche iniziali sono promosse generalmente da un’impresa il cui capitale è posseduto da uno o più imprenditori, o da un ristretto gruppo di azionisti (ad esempio investitori istituzionali o venture capitalists), che decide di aprirsi ad un pubblico di investitori più ampio contestualmente alla quotazione in Borsa.

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Un'offerta di 10 miliardi di dollari (è questa la cifra che si vocifera) posizionerebbe Facebook al quarto posto in America, dopo Visa, General Motors ed AT&T. Valuterebbe Facebook come la più grande fonte del web superando Google (per la quale l'offerta fu di 1,9 miliardi per una valutazione complessiva di 23 miliardi di dollari nell'ormai lontano 2004). E, sempre in tema di confronti, nel caso Facebook fosse valutata 100 miliardi di dollari, raggiungerebbe in Borsa la McDonald, o anche l'equivalente di "mezza" Google.

Ma da dove proviene il potenziale valore di Facebook? Perchè ci sarebbero investitori pronti ad investire capitali? I gettiti di Facebook provengono dal business dell'advertising: si tratta di uno dei siti più visitati al mondo, e famose marche si appoggiano al portale del social networking per interagire con i potenziali clienti tramite la visualizzazione di banner pubblicitari e fanpage di determinati prodotti/brand.

Facebook è stato in grado di incrementare le entrate derivanti dalla pubblicità da 738 milioni nel 2009 a ben 3,8 miliardi di dollari nel 2011. Il valore iniziale di Facebook verrà determinato da una varietà di fattori, ad esempio la domanda degli investitori nei riguardi dei social media, le IPO di mercato e la salute dell'economia europea.

Parlare di IPO è come parlare di valutazione di un'Azienda: sono le IPO spesso a designare implicitamente nuove generazioni di milionari della Silicon Valley, sono le medesime a testare l'abilità del CEO ventisettenne Mark Zuckemberg nel gestire un'azienda di portata mondiale le cui performance finanziarie verranno analizzate ogni tre mesi dagli investitori. Di un'Azienda nata nel 2004 nella stanza di un dormitorio della Harvard University, il cui omonimo sito web accoglie giornalmente circa 500 milioni di login.

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Se pensate che il giovane Mark sia entusiasta del prossimo big step nel mercato azionario vi sbagliate di grosso. Il CEO di Facebook vorrebbe <<dipendenti focalizzati sulla creazione di prodotti geniali, non sui prezzi del titolo>>. Ma gli ideali si scontrano con le continue pressioni esercitate sull'Azienda: è noto infatti che già nel 2010 Facebook avrebbe avuto più di 500 soci entro la fine del 2011, e questo aspetto fa scattare automaticamente l'obbligo normativo ad iniziare a riportare pubblicamente informazioni finanziarie - è la legge.

Se il super affare andasse in porto, ciò rappresenterebbe un enorme punto a favore per la Morgan Stanley, già condottiero delle IPO di LinkedIn, Groupon e Zynga.

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